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lunedì 12 dicembre 2011

Pasta d'uomo

Come tutti sanno, l'indomabile ingegner Nicola Vaccarezza è uno dei più rinomati chef dell'orbe terracqueo, sebbene non molti abbiano avuto la fortuna di gustare le sue prelibate squisitezze.

Tuttavia dalla pubblicazione del suo indimenticabile Cucinare con garbo e bestiacce la cucina vaccarezziana si è imposta in ogni angolo del pianeta per la sua raffinata ricerca di ingredienti e sapori, e oggi un ristorante non può dirsi chic se non presenta almeno qualche piatto nel suo menù di invenzione equina.

Così, per gentile concessione delle Edizioni Cavalcare e a quattro anni di distanza dalla ricetta della pasta al dente, pubblichiamo una ricetta dello stesso Nicola Vaccarezza, originariamente pubblicata alcuni anni orsono su Strutto e Salsicce:

Pasta d'uomo

Catturate un maschio di età compresa tra i venti e i settanta anni, possibilmente disoccupato e in buone condizioni di salute.

Legatene saldamente un braccio all'anta di un pensile della cucina e un piede alla porta d'ingresso.

Dileggiatelo con frasi di scherno per favorire la produzione di bile, che provvederete successivamente a estrarre utilizzando un succhiello e una cantabruna.

Raccogliete un ingente quantitativo di bile in un recipiente sferico e mettete a riscaldare a bagnomaria.

Servendovi poi di una macina per frumento
impastate l'individuo con farina di farro e orzo, aggiungete lievito di birra o birra e lasciate poi riposare il tutto. Non curatevi degli improperi lanciati dal prigioniero.

Dopo alcune ore di relax utilizzate un nodoso mattarello per stendere la pasta e tagliate in forma di fusilli o di linguine, secondo l'occorrenza.

Non dimenticate di salare la pasta e le sgè son fè.

martedì 3 marzo 2009

Il Ristorante della Cavalla

Si è sempre saputo che il facoltoso ingegnere Vaccarezza si è rivestito del pomposo titolo di Magnate grazie alla sua proverbiale succulenza.

Pochi però sapevano dell'esistenza di un lussuosissimo ristorante, interamente dedicato alla memoria di Vaccarezza, e che ha per nome, ovviamente, quello di Ristorante Cavalla.

L'appetitoso locale si fregia di due alte onorificenze. La prima è un vistoso sito internet, raggiungibile all'indirizzo http://www.ristorantelacavalla.it/

La seconda è che di tanto in tanto - e precisamente i venerdì dispari dei mesi pari - il rutilante ingegnere chiavarese vi si reca in incognito, vestito soltanto di un naso di gomma con baffi, un tunicone di colore marròn e un paio di pinne. Si siede poi al suo solito tavolo con vista lago e s'ingozza senza ritegno delle migliori prelibatezze. Talvolta alcuni suoi fidati collaboratori sono autorizzati a sedersi allo stesso tavolo, e in quelle occasioni le battute, il buon umore e il sarcasmo si sprecano. Dopo cena, tutti a casa di Acclei a giocare alle biglie.

sabato 21 febbraio 2009

L'ora di Vaccarezza

Ad alcuni potrà sembrare un fotomontaggio. Ad altri, uno scherzo di pessimo gusto. Sta di fatto che esiste un sito bizzarrone su cui è presente la seguente immagine:



L'indirizzo del sito in questione, per chi non si fida e voglia andare a controllare, è il seguente: http://garyclocks.com/JPEGseptember18/vaccarezza.jpg.

E' legittimo domandarsi: la migliore birra in quale città?

lunedì 13 agosto 2007

Pasta al dente


Chi abbia avuto la sfacciata fortuna di accedere, almeno una volta nella vita, nell'elegante cucina dell'ingegnere Nicola Vaccarezza porterà per sempre impressi in se stesso i ricordi di un luogo affascinante. Tra storte e alambicchi, gabbie e padelle, vapori e boccette, l'indomito Cavalcare ama trascorrere alcune ore di serenità a cucinare succulenti manicaretti con cui ristorare le sue avide viscere e, al tempo stesso, dar sfogo alla sua cruenta vena antianimalista.

La persona che abbia avuto quella fortuna, dicevamo, porterà con sé il ricordo di suoni e odori indescrivibili: soavi profumi di geranei ed ortensie, afrori di scimmie e ippopotami, strilla di cani e di fiere, e il movimento perenne di altri animali lasciati liberi di circolare per la cucina. Tra questi, un grazioso esemplare di armadillo portafortuna, cui il Vaccarezza ha dato il nome di Ottavio.

Chi scrive queste brevi note vuole rendere conto di una famosa ricetta culinaria redatta dallo stesso Cavalcare in un afoso pomeriggio trascorso in cucina. Si tratta della famigerata Pasta al Dente, che alcuni buongustai probabilmente avranno già sentito nominare.

Ecco dunque la ricetta.
Attraverso un'organizzazione criminale procuratevi un uomo di sana e robusta costituzione, possibilmente di età compresa tra i 34 e i 42 anni. Legatelo mani e piedi a una sedia (non a dondolo) e fissate il suo cranio tramite lacci emostatici a un palo di cemento. A questo punto, servendovi di un paio di robuste tenaglie metalliche, afferrategli saldamente un premolare. Estraete il dente senza esitazione. Ripetete l'operazione per un numero di volte direttamente proporzionale al vostro appetito. Nel frattempo mettete a bollire una capiente pentola d'acqua. Ripulite i denti dal sangue e inseriteli nel mortaio. Ordinate ad un altro prigioniero (possibilmente di età compresa tra i 26 e i 34 anni) di macinare i denti con un pestello di acciaio inossidabile. Gettate il sale nell'acqua bollente. Con una forchetta, di tanto in tanto date una rigirata alle natiche del secondo prigioniero inducendolo a operare più celermente. Quando nel mortaio sarà presente una farina biancastra, impastatela con semola, acqua e sale. Dalla pasta alimentare così ottenuta traete fusilli o maccaroni a vostro piacimento. Non dimenticate di slegare il primo prigioniero e lasciarlo munificamente in libertà. Legate ora il secondo prigioniero al posto del primo. Gettate la pasta a cuocere nella pentola capiente. Estraete al prigioniero legato un numero di incisivi direttamente proporzionale al vostro appetito, moltiplicato per il numero di commensali. Ripulite anche questi denti dal sangue. Dopo circa 11 minuti di cottura spegnete e scolate la pasta. Servite nei piatti guarnendoli con un numero di incisivi direttamente proporzionali all'appetito. Servite in tavola e, dopo il pranzo, non dimenticate di liberare il secondo prigioniero.


Il sottoscritto ha avuto il piacere di gustare tale prelibata pietanza al desco della Cavalla medesima, e ne ha tratto gran godimento. Conversando a tavola, il Cavalcare ha affermato che esiste una variante ancora più implacabile di questo piatto, che si chiama Pasta al Dente del Giudizio. La ricetta verrà resa nota prossimamente.

lunedì 4 giugno 2007

Manicaretto un po' pesante

Riportiamo lo stralcio di una recente intervista a sfondo gastronomico rilasciata dal sofisticato ingegner Nicola Vaccarezza al prof. Erminio Delle Sterpi, Commissario Relazioni Autoreferenziali del nostro Ufficio Tecnico-Operativo (C.R.A.U.T.O.):

Santità, è forse vero che ci concederete il piacere di un'intervista?

Eccerto.

Grazie mille, oh Sacrosanto. Ci potreste illuminare con qualche consiglio gastronomico?

Eccerto.

Vi preghiamo, oh Amabilissimo, dateci qualche consiglio per cucinare un gustosto manicaretto.

Va bene la pasta con le pietre?

Benissimo! Potete indicarcene gli ingredienti, oh Imperituro?

Eccerto! Occorrono pasta (più pasta) e soprattutto pietre. Più pietre.

Intendete pietre di una particolare qualità, oh Eccelso? Granito, Marmo, Tufo?

No. L'importante è che ci sia tanto sasso (pronuncia quest'ultima parola con voce sibilante, facendo ruotare sinuosamente la sua lingua forbita).

E diteci, oh Indefesso, quali sono le modalità di preparazione del manicaretto?

Occorre anzitutto preparare la pasta. Un'operazione, questa, che la maggior parte degli italiani sa compiere senza timore. E' poi necessario predisporre il gustosto condimento. Le pietre devono essere fatte rosolare a fuoco lento. Molto lento. Anzi, più lento. Mescolare il tutto... e le sgé son fé.

E come si deve servire il piatto in tavola, oh Munifico?


Con amore e delicatezza.

Ancora una volta la ringraziamo per i preziosi consigli, oh Ingegnere. Ma vorremmo osare domandarle una cosa ancora. Non vi è il pericolo che il piatto sia un po' indigesto?

Eccerto. E' un po' pesante come piatto. Però è buonissimo.

Grazie mille, Reverendo.


* * *

Il contenuto integrale dell'intervista è stato pubblicato sull'ultimo numero di Sale e Pepe.

giovedì 24 maggio 2007

Una gustosa ricetta

Il fecondo e sempiterno ingegnere Vaccarezza, come tutti sanno, ha avuto un glorioso passato di pizzaiolo. Ha inoltre un debole per le patatine, come del resto anche altri noti pornodivi. Ha legato indissolubilmente il suo nome alla cima alla genovese. Ed è particolarmente ingordo di farinata e coppa del nonno.

Ma oltre a tutto ciò, vi sono molte altre cose da scoprire nella odorosa e succulenta cucina dello chef Nicola Vaccarezza. Egli ha dato alle stampe in passato un libro implacabile oggi ritirato dal commercio per ragioni di ordine pubblico e di salvaguardia della fauna nazionale, ma che ebbe un discreto successo commerciale, provocando la morte di innumerevoli innocenti animali e determinando altresì l'estinzione di alcune preziose specie faunistiche.

Ci riferiamo al famigerato Cucinare con garbo e bestiacce, edito dalle Edizioni Cavalcare nel lontano 1984. In tale saggio egli sosteneva, con gusto e sagacia, come trarre profitto e godimento palatale da animali raramente consumati a pasto.

Riportiamo per i nostri golosi lettori una di quelle ricette, tanto piacevole al gusto quanto nocivo al wwf:

Pasta al corvo.

Tempo di preparazione: mezz'ora.
Difficoltà: media.

Catturate un grosso esemplare di pennuto con il piumaggio nero. Legatelo per una zampa e fissate l'altra estremità a una gamba del vostro tavolo da lavoro. Lasciatelo poi libero di svolazzare a piacimento per la cucina. Pelate ora accuratamente patate e cipolle. Nel frattempo tritate quattro ramarri a fettine sottili sottili e lasciateli rosolare nel barolo.
Fate bollire un capiente pentolone d'acqua e salate. Gettate la pasta, possibilmente maccaroni, e scolatela quando vi appare pronta.
Gettatevi dentro le fettine di ramarro, le patate e le cipolle. Versate un filo d'olio a crudo.
Munitevi di una comune grattuggia metallica. Catturate l'esemplare pennuto e afferratelo saldamente sul suo cranio coriaceo. Grattate un'abbondante sfarinatura di becco sul piatto fumante. Non curatevi dei vani tentativi di svolazzamento.
Servite in tavola e... bon appetit!

venerdì 1 dicembre 2006

Una favola a lieto fine (La cavalla nel rodeo)


Per un curioso gioco di parole, proprio la cavalla si trova a essere la regina del rodeo.

Proprio l'altro ieri il tenero ingegnere Nicola Vaccarezza si trovava a passeggiare, con fare disinvolto e col suo caratteristico piglio sagace, lungo le vie dell'accogliente paesino di Settimo Torinese, sobborgo industriale della più nota Torino.

Ed ecco che d'un tratto solleva lo sguardo e vede un'alta ciminiera emettere fumi nerissimi e maleodoranti. Incuriosita, la Cavalla si avvicina a quell'industria, ove si vedono maestranze di operai manovrare catene, pulegge, turbine e padelloni. Come tutti avrete ovviamente compreso, si trattava della industria San Carlo.

Il Cavalcare ha pensato che una fabbrica di quel genere faceva proprio al caso suo. E poi per il settore agroalimentare ha sempre avuto un debole. Allora senza pensarci su due volte ha estratto dal suo bel portafoglio nerazzurro i contanti necessari e con atto magnanimo ha rilevato l'azienda dal precedente proprietario, signor Armando San Carlo.

Ora così la Cavalla è divenuta titolare delle famose patatine Rodeo, il cui nome, d'altra parte, era stato scelto proprio in onore di Vaccarezza.

martedì 7 novembre 2006

La cima di Vaccarezza


Un eminente chef ha pubblicato un articolo di elogio del suo collega Nicola Vaccarezza.

Forse non tutti sanno, infatti, che anche il nostro beneamato ingegnere Nicola è un cuoco provetto, cosa che risulta anche dai suoi trascorsi.

Ebbene la Cavalla viene elogiata per la sua meravigliosa e succulenta cima.

L'articolo però è un po' confuso (nel finale si può comprendere il motivo). Per questa ragione consigliamo di interpretare le parole dello stesso come segue:

ERRATA CORRIGE

Alpeggio Sobrietà

Pneumatici Visceri intestinali

Braccia Natiche

Mani Chiappe


Paolo Travers: Superiamo l'alpeggio e proseguiamo fin dove la strada lo permette, prima di trasformarsi nel sentiero che conduce alla cima Vaccarezza. Fine della corsa. [...].

La braciola chiama. Sgonfio leggermente i pneumatici e via. Gli scossoni della discesa scaldano le braccia e ci prendiamo qualche pausa per far riposare le mani. Nella parte alta la strada è particolarmente sassosa, ma dopo pochi chilometri il fondo è liscio e ricoperto da ghiaia fine: insomma la tenuta è molto buona e si scende che è una goduria. Inseguo Sergio mentre salta sui tronchi che tagliano trasversalmente la strada (credo fungano da scolo per l'acqua).

Arrivati a casa di Fabrizio (grazie Fabri per l'ospitalità) io incomincio a dedicarmi alla birra (grazie anche per la birra!)... quello che succede nelle ore successive è un po' confuso...

giovedì 19 ottobre 2006

Quando Vaccarezza era ancora poco famoso


Pochi sanno che un tempo la Valchiria non era ancora famosa quanto lo è oggi. A quei tempi - parliamo della fine dell'Ottocento, grosso modo - data la difficile situazione economica in cui versavano le sue casse, prosciugate dagli sperperi e dalle donnette, il nostro bravo e amato Nicola Vaccarezza si imbarcò su un mercantile alla volta del Nuovo Mondo.

Correva l'anno 1881. Giunto in un paese straniero ma non ostile, l'Argentina, la brava Cavallona si diede da fare e mise subito le mani in pasta. Si spacciò per napoletano e con un bel paio di baffoni finti iniziò a far fortuna sfornando gustosissime pizze.

Ovvio che nel giro di un anno divenne famosissimo, come l'alimento che preparava. Rimpinzatosi le tasche di rupie argentine iniziò un lungo viaggio intorno al mondo, che lo riportò dritto in Piazza San Front. Con i denari ricavati si comperò un motorino chiamato "fifty".

Leggiamo di seguito il ricordo pubblicato dalla stampa argentina:

Olé: "Hasta el descubrimiento de la exquisita combinación con la mozzarella- a fines del siglo XVII-, la pizza que alimentaba a los pobres de la Italia de 1650 tenía únicamente ajo, aceite y orégano. En 1800, la pizza salió de las tabernas a la calle subida a la cabeza de los vendedores ambulantes. Más de tres siglos después el alimento de los habitantes del sur italiano hoy es una industria que mueve millones de dólares y que tiene, también, sus versiones más modernas. Su difusión masiva, previsiblemente, llegó con su arribo a los Estados Unidos, en donde se alteró su fórmula original y comenzaron a gestarse las variedades. En la Argentina, la pasión por la pizza nació en 1882 en La Boca de la mano del napolitano Nicola Vaccarezza."

martedì 10 ottobre 2006

Una canzone che alla Cavalla ci piace...


Dato che il nostro amatissimo Cavalcare tante volte si è posto questa domanda, ecco anche la risposta:

LA CANZONE DELLA COPPA DEL NONNO: "Portaci la coppa del nonno a Vaccarezza, che ci piace".

(bisogna seguire il link per saperne di più).